La certificazione energetica è una procedura di valutazione che ha lo scopo di promuovere il miglioramento dell’edificio in termini di consumi energetici.
Rientra tra le misure di tutela ambientale, in quanto evita consumi eccessivi nell’ottica di ridurre le emissioni e di utilizzare una minore quantità di risorse naturali. Il certificatore energetico, ovvero, un tecnico abilitato, comunica a proprietari ed utilizzatori i consumi energetici dell’edificio in questione necessari per mantenere un determinato clima interno che risponda ai requisiti del benessere termoigrometrico.
Gli edifici possono essere considerati sistemi complessi che interagiscono con l’ambiente esterno mediante lo scambio di flussi di materia ed energia. L’equilibrio termoigrometrico dell’edificio è dato da un equazione di equilibrio, in cui figurano le perdite per ventilazione e per trasmissione, gli apporti interni e solari: il risultato rappresenta il fabbisogno ideale di energia termica per mantenere le condizioni di comfort interno, ovvero 20°C d’inverno.
Nella stesura della certificazione energetica terrà conto innanzitutto di due determinati fattori, quali il calcolo semi-stazionario delle temperature medie mensili e i Gradi Giorno, ovvero la somma delle differenze giornaliere tra la temperatura convenzionale e la temperatura media esterna, in tutta la stagione di riscaldamento.
E’ molto importante la valutazione degli apporti interni e solari prima nominati. I primi sono dovuti all’effetto della presenza di persone e di apparecchiature di illuminazione ed elettrodomestici; per gli edifici residenziali la valutazione avviene in funzione della sola superficie dei locali. Gli apporti solari sono invece dovuti alla radiazione incidente dei raggi solari sulle parti opache e trasparenti dell’involucro.
Ma cosa si intende per superfici? La distinzione è netta: le superfici opache sono muri, tetti e porte; le superfici trasparenti sono invece finestre, portefinestre e tutto ciò che presenta un materiale trasparente o riflettente.
Inoltre vanno considerate le perdite degli impianti. Nel bilancio sono presenti i fabbisogni di energia termica ideale e di energia primaria del sistema edificio-impianto, oltre ai rendimenti di generazione, di distribuzione, di regolazione e di emissione. I rendimenti dipendono principalmente dal tipo di caldaia e dalle loro modalità di funzionamento, dall’epoca di costruzione della casa e dal tipo di distribuzione del calore.
In Italia la certificazione energetica consiste in un documento che attesta la prestazione energetica ed eventuali parametri energetici che caratterizzano l’edificio in questione. Il tema del contenimento dei consumi energetici è imposto dal protocollo di Kyoto, nell’ottica della limitazione delle emissioni dei gas ad effetto serra.
Tale documento prende il nome di attestato di certificazione energetica, denominato APE, ha una durata di dieci anni ed è emesso da un certificatore energetico qualificato in collaborazione con diversi organismi regionali e locali.
Gli scopi principali della certificazione energetica sono i seguenti:
– è necessaria per i contratti di affitto di un appartamento; la sua mancanza prevede sanzioni fino a 4000 euro a carico di entrambe le parti, da dividere in egual misura
– per gli atti notarili di compravendita (rogito) è fondamentale presentare l’attestato di certificazione; in assenza, le sanzioni arrivano fino a 18000 euro
– è utile per ottenere sgravi fiscali e detrazioni sul reddito IRPEF fino al 65%
– serve per ottenere gli incentivi statali sull’energia eventualmente prodotta dagli impianti fotovoltaici installati nell’edificio
– è obbligatorio presentare la certificazione energetica per pubblicizzare le unità immobiliari sugli annunci dedicati.
Per concludere, sono sottoposti all’obbligo di certificazione energetica tutti quegli edifici in cui è presente un sistema di riscaldamento/condizionamento, abitati o adibiti a luogo di lavoro. Ne sono esenti invece: i luoghi di culto; i fabbricati isolati che presentano una superficie utile minore di 50 mq, non abitativi, agricoli non residenziali e privi di riscaldamento, industriali o artigianali riscaldati per particolari motivi (come le serre) o che vengono riscaldati tramite la combustione dei prodotti residui provenienti dal processo produttivo; gli edifici secondari (come ad esempio piscine e portici) e rustici, ovvero senza infissi né impiantistica.
